Trent Reznor is nine inch nails |
BiografiaLa Storia dei Nine Inch Nails
Parte quarta - L'evoluzione ed il coronato perfezionistaIn seguito all'enorme successo di The Downward Spiral , dei successivi concerti, delle copiose interviste e di tutte le produzioni parallele in cui Reznor venne coinvolto, la posizione in cui Reznor finì per trovarsi fu piuttosto singolare e critica. Egli non nasconde il risentimento di descrivere il periodo del Self Destruction Tour come "una cosa tronfia e stupida che era diventata parodia di se stessa"; Reznor stava diventando esattamente ciò che non avrebbe mai voluto diventare e che aveva sempre combattuto: "l'ennesima ritardata rockstar". La visione delle registrazioni dei concerti e dei momenti nel backstage della sua band gli fece pensare di essere diventato uno schifo, specialmente come persona, nei confronti di se stessi, nei vecchi amici e di quelli nuovi. "Non funzionava", racconta Reznor, "potevo fingere perfettamente di rientrare in quel ruolo di buffonerie e non-sensi ad ogni concerto, ma quando restavo solo sentivo di toccare il fondo. Stavo perdendo gli amici... mia nonna, la donna che mi crebbe, venne a mancare, ogni cosa andava perdendo importanza.l'ultimo dei miei pensieri era proprio comporre un altro album". Bisognava trovare una soluzione per superare questo momento ed andare avanti.
Nel 1997, quando Trent Reznor iniziò a lavorare sul terzo album dei Nine Inch Nails "The Fragile", perse sua nonna, la donna che lo crebbe. Aveva recentemente prodotto tre album di Marilyn Manson, guidando personalmente l'iperdiscussa rockstar verso la fama e verso la vetta delle classifiche discografiche, per poi venir ripagato con gelosia ed invidia. Reznor finì per ritrovarsi solo, senza familiari o amici che gli stessero accanto, e vergognoso di cos'era diventato. Dunque la gestazione di The Fragile non fu affatto facile: "non volevo proprio sedermi di fronte ad un blocco di fogli e scoprire cosa nascondevo, cosa venisse fuori alzando il coperchio del calderone", racconta. Dopo aver consultato qualche amico e varie conoscenze, incluso il produttore Rick Rubin, Reznor decise di abbandonare temporaneamente New Orleans per trasferirsi in un'accogliente casa a Big Sur, California, uno dei luoghi più belli d'America, per le sue coste mozzafiato e vedute maestose. Grazie infatti alla qualità magica di questi spettacoli della natura, Reznor sanò parte della sua depressione e spezzò il suo blocco compositivo. "E' stato terribile," racconta Reznor, "ho rasentato la follia pura e mi sono quasi annientato, seduto al piano e provando a scrivere come Tom Petty. Lo reputo un grande uomo. Quando faccio così mi rendo conto però che vengono fuori cose che suonano come "The Stranger" di Billy Joel". I diversi mesi passati a Big Sur da solo con il suo pianoforte si rivelarono tuttavia infruttuosi per il tormentato musicista, anche se non del tutto. E' il caso di "La Mer", splendida canzone destinata a comparire sul primo disco (Left) di "The Fragile", per la quale Reznor serba ricordi intensi, come l'aver pensato, seduto al suo pianoforte "Come ho potuto dimenticarmi che è proprio questo che mi porta gioia? Come diavolo sono finito in questo casino? Come cazzo ha potuto perdersi tutto quanto in questo casino? Come ho potuto permettere che succedesse? Non è per le interviste, non è per i dannati concerti, non è per i pass ai backstage né per il conto in banca che faccio questo.tutta questa merda non conta. Ho scelto di fare questo perché amo la musica." Al contrario di molti altri musicisti, che non riescono a tener testa ai loro demoni più intimi ed estranei alla musica si lasciano fagocitare da essi, Reznor li avrebbe vinti "semplicemente" facendo musica, come un vero compositore. Numerosi storici e celebri musicisti aiutarono Reznor a superare il suo blocco compositiva, sostenendolo nel panico da cui era afflitto. Uno di questi fu David Bowie, che gli offrì la sua amicizia sin da prima che cadesse in tale crisi ai tempi del tour che realizzarono in parallelo. "Abbiamo intrattenuto lunghi discorsi quando eravamo in tour assieme. Una volta mi disse "Prova a scrivere in terza persona, ti aiuterai ad uscir fuori dal buco per il quale sono passato pure io". Oltre ai problemi personali che Reznor andava scoprendo d'avere, si aggiungevano anche quelli relativi alla band: grande come si stava facendo il nome del gruppo, proporzionalmente aumentava il pericolo che esso si spezzasse, sbagliando i calcoli e perdendo i fan. "Potrebbe capitare la stessa cosa a me come è successa coi Jesus & Mary Chain da parte mia, pensavo, perchè li seguivo quando non erano molto famosi, però poi quando lo sono diventati non mi interessavano più. Così mi sono chiesto se non fosse il caso di cambiare musica, plasmarla e renderla meno accessibile, o se dovevo solo seguire cosa sentivo sincero da parte mia", racconta Reznor. Fu alla fine nientemeno che Bono degli U2 a dargli il saggio e prezioso consiglio: "Si fotta quella gente. Non pensare mai che quello che fai debba essere elitario, per una cerchia limitata di persone". Nel momento in cui Reznor ammise di essere emozionalmente compromesso decise di fare qualcosa in termini concreti: si sottopose a qualche seduta psichiatrica , ma si rivelarono molto presto un fallimento. Provò allora con la terapia farmacologia, prendendo dell' Effexor e del Paxil, ma scoprì che il connubio antidepressivi-Nine Inch Nails non era proprio l'ideale. "Ero in uno stato di positività anormale tutto il tempo," afferma Reznor. "Per ogni cosa dicevo "è tutto ok, va bene tutto", parte di ciò che guida la mia personalità fu rimossa".
Nell'autunno del 1997, Reznor stabilì che il metodo migliore per combattere la sua depressione fosse gettarsi a capofitto della composizione di The Fragile. Una volta ritornato a New Orleans, in compagnia di Alan Moulder trascorse in esilio dal mondo quasi due anni, ben occultato nei Nothing Studios. Le uniche occasioni che lo portavano alla luce del sole erano per l'acquisto di qualche strumento o per poc'altro, e questa quarantena fu vissuta senza nostalgia di cosa lo aspettasse nel mondo reale. Solo con l'alienazione dal mondo, ostacolo e distrazione al suo processo creativo, poté concentrarsi solo sulla musica riuscendo a strappare via dalla sua testa ciò che tradusse in suoni "decadenti e stantii" registrati sul nastro. "Abbiamo sperimentato combinazioni che in passato non avremmo mai azzardato", racconta Reznor delle lunghe ore trascorse negli Studios. "Per esempio, anziché assemblare una tonante colonna sonora da film (che è ciò che rappresenta piuttosto The Downward Spiral), si cercava un punto ideale e originale e lo ci si lavorava; anziché campionare un violoncello, ci dicevamo "prendiamone uno in prestito direttamente dalla strada e vediamo cosa succede se ci montiamo le corde sbagliate. Wow, lavoriamo su questo suono!", avevamo sia il tempo che lo spazio a nostro favore per lavorare su materiale simile." Come Moulder e Reznor si avvicinarono al completamento dell'album, si trovarono con più d'una quarantina di brani il cui sound, frutto dell'esilio dal mondo, non rispecchiava decisamente i gusti correnti del pubblico. "The Fragile" non era paragonabile a niente di prodotto a quei tempi. Per di più, sia Moulder che Reznor temevano che un così lungo e marcato bando dal mondo per le sessioni di registrazione gli avesse fatto perdere oggettività. ".La Mer era una delle nostre preferite, ed avrebbe dovuto essere la prima canzone del primo disco (di due). Poi cominciammo coi "Nah, faccio che sia la prima traccia del secondo disco", "Nah, facciamo che diventi il primo singolo!", "No, aspetta!, chiamiamo l'album La Mer!" e quella canzone l'adori, l' hai curata con grande amore, e finisci per non essere più obiettivo abbastanza da sapere quale sia il suo posto, dove dovrebbe collocarsi", affermò Reznor.
Al termine delle sessioni di The Fragile, il duo contattò Bob Ezrin, lo storico produttore di The Wall dei Pink Floyd, il quale accettò di trascorrere una settimana a New Orleans e sparì nei meandri dei Nothing Studios, dai quali riemerse dopo tre giorni con risme di appunti da mostrare a Reznor: spiegava dove fossero i punti deboli dell'album, i picchi, e delineava in generale che tipo di album fosse. Non senza eccitazione, Reznor ascoltò per la prima volta ciò che Ezrin aveva appena assemblato, la compilation candidata ad essere l'album definitivo, e lo trovò "terribile!, fino alla metà del primo disco mi sono annoiato, sono persino riuscito a distrarmi, guardavo fuori dalla finestra"; si trattava dunque di farlo sapere ad Ezrin e ristrutturare l'ordine delle tracce. Come se ciò non bastasse, Reznor cominciò a dubitare di se stesso, se quegli ultimi due anni di isolamento fossero stati inutili. Ezrin riprese in mano il lavoro e, l'ultimo giorno della sua permanenza, fece trovare di buon'ora sulla scrivania di Reznor due nuovi dischi. Di quel mattino, Reznor ricorda: "Non ero particolarmente di cattivo umore, ma di certo buon umore non ero. Non ero molto ottimista su cosa stavo per sentire. Così mi sono seduto e ho messo il disco. Non avevo la lista delle canzoni, non sapevo che brano sarebbe venuto prima o dopo. Tempo di arrivare a metà del primo disco che mi fece sussultare, e cominciai a piangere. Pensai "Se finisce adesso, è perfetto". Poi ho immediatamente messo su il secondo disco pensando "Beh, questo qui non può esser valido, perché tutte le mie canzoni preferite sono sul primo disco, cosa resterebbe?", ma quando terminò ero sbalordito. non potevo crederci, avevo la pelle d'oca!". All'ultimo minuto Reznor contattò Ezrin per dirgli che ce l'aveva fatta, ed Ezrin dalla sua grande poltrona in pelle rispose semplicemente "Lo so". E Reznor: "Ma perché diavolo hai voluto aspettare fino all'ultimo giorno, gran figo?", gettandogli le braccia al collo. Nell'autunno del 1999, l' halo quattordici The Fragile debuttò al numero uno delle classifiche di Billboard con 250.000 copie vendute nella prima settimana, prima di scendere velocemente giù dalla classifica. Accompagnato dal primo singolo estratto "We're In This Together", il doppio album riscosse largo consenso sia dalla critica che dal pubblico, ma non arrivò a soddisfare le aspettative di vendita predeterminate né raggiunse i livelli di successo di The Downward Spiral. Le motivazioni sono diverse, inclusa la lunghezza di The Fragile, o i singoli non molto radiofonici "Into The Void" e "Starfuckers, Inc." (trasformato per le radio in "Starsuckers, Inc."), per non parlare del sound generale, non esattamente conforme ai gusti del mercato discografico dell'epoca. In ogni caso The Fragile fu acclamato come opera magna ed il faccione torvo di Reznor si conquistò la copertina di riviste come Rolling Stone ed Raygun, mentre Spin Magazine votò The Fragile addirittura come album dell'anno.
Il passo successivo era, logicamente, il tour. Al capezzale di Reznor furono riuniti: il tastierista Charlie Clouser ed il bassista Danny Lohner, già nei Nine Inch Nails in precedenti avventure; il chitarrista Robin Finck, direttamente dai Guns N' Roses che avrebbero dovuto dare alla luce l'album più famoso della storia pur non essendo mai stato pubblicato (Chinese Democracy), ed infine il semi-sconosciuto batterista Jerome Dillon, in sostituzione di Chris Vrenna che lasciò i Nine Inch Nails per dedicarsi a tempo pieno al suo progetto proprio, i Tweaker. Dopo quattro anni lontano dal palcoscenico, Reznor pianificò diversi concerti "di riscaldamento" toccando posti come New Orleans, New York City e le isole Bahamas oltre che la celebre performance ai Grammy Awards. Aggiungendo qualche concertino privato o riservato ad un pugno di fan, i Nine Inch Nails tornarono in forma e pronti ad assaltare il mondo con il materiale nuovo di zecca. Il tour mondiale toccò i due emisferi: quello orientale fu battezzato Fragility v1.0 e quello occidentale (logicamente) Fragility v2.0. Tale tour fu eletto come uno dei migliori dell'anno, se non il migliore dal mensile Rolling Stone. Il Fragility Tour fu la prova concreta dell'evoluzione più matura dei Nine Inch Nails, e si prospettò molto interessante anche dal punto di vista scenico: tre enormi schermi LCD scendevano dall'alto e proiettavano immagini semplici e distorte seguendo vecchi cavalli di battaglia da "Head Like A Hole" a "Wish" tanto quanto le novelle "Starfuckers, Inc." e "Somewhat Damaged", fino a momenti più pacati (per così dire) con "La Mer", "The Great Below"e "The Frail", plasmando atmosfere suggestive in grado di toccare tutta la scala di emozioni. Da The Fragile furono estratti più singoli e realizzati video, ma solo uno di essi divenne un Halo ufficiale. Conosciamo un videoclip di "We're In This Together" (l' Halo fifteen, scisso in tre versioni: una verde, una rossa ed una gialla), "Starsuckers, Inc." (ovvero la versione più soft di "Starfuckers, Inc.", ripulita da qualche fuck e con una strofa leggermente diversa), "The Day The World Went Away" (una delle perle da scovare nel futuro doppio DVD live di "And All That Could Have Been", il cui singolo ed altro Halo è stato pubblicato con tre copertine floreali diverse ma con eguale contenuto), ed infine "Into The Void", celebre per la essere stata poi inclusa nella colonna sonora del film Final Destination. Una delle versioni di We're In This Together, quella verde, porta come b-sides due canzoni che originariamente facevano parte di The Fragile ma che poi sono state (purtroppo) escluse dalla tracklist del doppio cd: trattasi di "10 Miles High" e "The New Flesh". La versione in vinile di The Fragile (ben 3 dischi) è appetibile soprattutto perché include queste due tracce alle loro postazioni originarie. Comunque, "10 Miles High" è stata successivamente inclusa in Things Falling Apart, canonico album di remix di The Fragile che vedrà la luce nel novembre del 2000. "Things Falling Apart", album di remix cui abbiamo appena accennato, rappresenta l' Halo Sixteen e per la sua realizzazione Reznor si avvalse della collaborazione di sapienti amici di vecchia data, come Keith Hillebrandt e Dave Ogilvie, oltre che del contributo di suoi attuali compagni quali Charlie Clouser e Danny Lohner. Tra gli altri è da ricordare anche il giovane gruppo dei Telefon Tel Aviv, reduce del successo dell'ultimo album "Map Of What Is Effortless", uscito nel 2004. Alle rivisitazioni dell'album si affianca un'inattesa cover di Gary Numan, "Metal". Parallelamente all'uscita di The Fragile, Reznor pensò di darsi alle incursioni su internet: venne inaugurato il sito ufficiale della band, www.nin.com, e prima che la Nothing Records venisse chiusa (per questioni legali dopo il licenziamento del manager nonché ex-amico di Reznor, John Malm, che pare abbia rubato al partner svariati milioni di dollari) anch'essa godeva di un documentato sito, www.nothingrecords.com. Nacquero numerosi fan-sites e siti che offrivano merchandising dei Nine Inch Nails, oltre che siti affiliati ad un album specifico, com'è il caso di www.andallthatcouldhavebeen.com e www.thingsfallingapart.com (che purtroppo non esiste più). I siti su cui metteva mano Reznor diventarono una specie di caccia alla volpe, attraverso cui i fan si divertivano a scoprire le chicche nascoste come immagini o fili scaricabili. Parte del materiale audiovisivo fu infatti riservato solo all'esclusiva della rete, il che aumentò il potere monopolizzante di tale risorsa: teaser, remix, frammenti dal vivo, rehearsal, web-cam, aggiornamenti e notizie, insomma ce n'è per tutti i gusti.
Sulla scia del Fragility Tour, Reznor preparò la prima pubblicazione di materiale dal vivo dei Nine Inch Nails, già macchinata durante le date tour e avviata a piccoli passi con gli incarichi che Reznor affidò alla troupe in supporto al gruppo e a qualche fan, fornendogli piccole telecamere per raccogliere più scene possibili sia sul palco che nel backstage (in aggiunta alle mastodontiche canoniche telecamere di scena) al fine di cogliere più punti di vista possibili di tale esperienza. Sicché, una volta tornato a New Orleans, tutto il materiale registrato su nastro venne elaborato dai Machintosh dei Nothing Studios, e ne nacquero un album normale su compact disc, una seconda versione Deluxe con in aggiunta un mini album chiamato "Still" (vera perla a sé stante in cui convivono sessioni acustiche di brani preesistenti come "The Becoming", "The Fragile" e "Something I Can Never Have", e materiale inedito come "The Persistence Of Loss", "And All That Could Have Been" e "Adrift And At Peace"), ed una terza versione in doppio DVD ai cui brani sono accompagnate le relative immagini dello show onstage.L' halo 17 fu battezzato "And All That Could Have Been" e, dopo vari rinvii, la sua pubblicazione arrivò all'inizio del 2002. Il doppio DVD si rivelò assai appetibile grazie anche alle perle nascoste in esso, come il video di "The Day The World Went Away", una versione di "The Beautiful People" di Marilyn Manson che il Reverendo cantò coi Nine Inch Nails al Madison Square Garden di NYC, i promo di "The Fragile" e "Things Falling Apart", una versione di "Reptile" dal vivo ed altre cose interessanti, il tutto arricchito da una vasta galleria di immagini. "And All That Could Have Been" sembra aver colto l'essenza dei Nine Inch Nails dal vivo, costituendone un punto di forza e rappresentandone innegabilmente uno dei gruppi più coinvolgenti ed interessanti da questo punto di vista. Per quanto riguarda la nascita di "Still", durante la fase nordamericana del Fragility Tour Reznor fece tappa a Chicago e attuò con il suo gruppo un piccolo unplugged per una radio locale. Gran parte di quelle CRC Sessions videro la luce attraverso questo "Still" e non furono pubblicate come indipendenti, soprattutto in motivazione dei ritocchi che subirono una volta concluso il tour. "Still" rappresenta un episodio a sé stante della carriera dei Nine Inch Nails per la sua originalità e per la sua diretta semplicità: il connubio acustico di voce, pianoforte e chitarra omaggia le emozioni dirette, ed il materiale inedito cui viene affiancato (quasi tutti brani strumentali atmosferici) sigilla il tutto con il giusto bilanciamento. Fino all'estate del 2004, dei Nine Inch Nails non si seppe più poco niente. Il sito ufficiale venne "chiuso", e per un breve periodo autunnale del 2003 comparì solo la homepage con frammenti letterari tratti dal romanzo "The Lathe Oh Heaven" di Ursula K. Le Guin, dal quale pare che Reznor abbia tratto ispirazione per la composizione del futuro Halo 19, ma bisognò attendere appunto la fine dell'estate 2004 per scoprire nin.com completamente rinnovato, in linea grafica con il prossimo disco "With Teeth", la cui data di pubblicazione è prevista per il 5 di maggio 2005. "With Teeth" (che originariamente doveva chiamarsi "Bleedthrough"), sarà preceduto dall' halo 18, il singolo "The Hand That Feeds". Durante la lavorazione del nuovo album Reznor si dedicò anche alla ristampa di The Downward Spiral (in occasione del decimo anniversario) rimasterizzato in 5.1 Dolby Surround come SuperAudio CD, la cui versione Deluxe prevede un secondo disco nel quale sono raccolti b-sides, demo e rarità, oltre che i due brani composti per le colonne sonore alias "Burn" e "Dead Souls", e in versione DVD Audio contornata dai videoclip tratti da The Downward Spiral (maggiori informazioni e dettagli si possono trovare sul sito parallelo a nin.com dedicato all'evento, http://tds.nin.com).
Un altro progetto in cantiere è la riedizione in doppio DVD del video del 1997 Closure, che dovrebbe contenere molte immagini inedite rispetto alla versione originale, la cui uscita è stata bloccata a causa di questioni legali non ben definite e resta tutt'ora sconosciuta anche se Reznor ha ribadito la sua fermezza nel portare a termine anche questo lavoro. In questi anni di silenzio si è speculato inoltre parecchio a proposito di un side-project parallelo ai Nine Inch Nails che Reznor mise in piedi con il supporto di Maynard James Keenan (cantante sia nei Tool che negli A Perfect Circle), Zack De La Rocha (il primo storico cantante dei Rage Against The Machine), Phil Anselmo (icona dei Pantera), Atticus Ross (dei 12 Rounds, gruppo sotto la Nothing Records) ed il compagno Danny Lohner. Purtroppo, nessun disco sotto il nome Tapeworm vedrà mai la luce, ed il gruppo ebbe vita molto breve. L'unico assaggio del loro lavoro c'è stato dato con un azzardo di Maynard James Keenan, il quale eseguì una versione della canzone "Vacant" ancora in fase lavorazione durante uno show con gli A Perfect Circle, che Reznor non gradì molto soprattutto perché si trattava di materiale grezzo. Nel 2005 il gruppo di Cleveland fa uscire With Teeth. C'è un certo ritorno alla forma canzone rispetto a The Fragile, vi sono collaborazioni di alcuni batteristi (tra cui Dave Grohl, che ha lavorato con Nirvana, Foo Fighters, Queens Of The Stone Age, Probot) e le melodie si accentuano, ad esempio nel primo singolo The Hand That Feeds. Tra le canzoni che più si fanno notare, si possono citare la title track, All The Love In The World, Only, Beside You in Time e Right Where It Belongs. Per la Primavera del 2007 è previsto un nuovo capitolo della saga NIN: Year Zero. Nello stesso periodo, la formazione di Reznor sarà impegnata in una serie di concerti nel Vecchio Continente. Testo originale tratto dal sito Sick Among The Pure. Traduzione a cura di nine inch nails.it |