Trent Reznor is nine inch nails |
BiografiaLa Storia dei Nine Inch Nails
Parte terza - Spirali, Giochi e Colonne SonoreLa crescita. Un fondamentale principio vitale. Ogni cosa cresce ed evolve abbracciando la vita tra infanzia, adolescenza, maturità, senilità fino a spegnersi con la morte. Così funziona senza eccezione per l'artista, e con coloro inclini all'indirizzo musicale del grande universo dell'arte. Ed altrettanto vale per i Nine Inch Nails, quando nel 1994 si trovarono della fase adolescenziale della loro vita. Gli anni passati furono tumultuosi per Reznor ed il suo gruppo eppure, dal marzo 1994, una volta ultimato The Downward Spiral, pubblicato l' halo 9 "Closer" ed aver inglobato molti fan reduci del vero movimento grunge (non esattamente lo stesso di Pearl Jam e Bush, sia chiaro), i Nine Inch Nails percorsero il sentiero dorato del mainstream con il supporto di un tour, favoriti dall'attenzione crescente verso l'alternative.
Pochi non si lasciarono catturare dal sound semplice ed accattivante di "Closer", col suo ritmo pulsante e disinibito testo, responsabili dello split fra critica e pubblico, fra le accuse di essersi venduti contro le cifre di vendita a parlar chiaro. Da ricordare un episodio avvenuto nel Regno Unito: una volta il DJ Bruno Brookes della BBC Radio One accidentalmente (sic!) trasmise la versione integrale, originale, non censurata di "Closer".da immaginarsi con che impeto migliaia di ascoltatori inglesi, dopo essere stati minacciati dalle parole "I want to fuck you like an animal", assaltarono i centralini della BBC per confessare il proprio disappunto. Ma a parte questo piccolo avvenimento, Reznor perpetuò il successo di "Closer" con la pubblicazione del singolo parallelo "Closer To God", comprendente (oltre a svariate rielaborazioni di "Closer") tracce aggiuntive come un remix di "Heresy" e "March Of The Pigs" (contenute su TDS) anche un brano originariamente appartenente al repertorio dei Soft Cell, "Memorabilia". Prima di proseguire con la cronologia, c'è da aggiungere una piccola postilla. La notizia del suicidio di Kurt Cobain l'8 aprile 1994 data da Courtney Love (all'epoca sua moglie) in diretta su MTV scosse milioni di persone. Toltosi la vita il 5 con un colpo di fucile e trovato morto da un elettricista il 7, dopo una vita di sofferenze fisiche ed emotivi a livelli molto alti per come ci è dato da sapere. Fino ad oggi s'è detto e stradetto a proposito di quest'uomo, oltrepassando più e più volte i limiti del cattivo gusto, e non si sono risparmiati nemmeno i paragoni tra questo Padrino del grunge con Reznor: entrambi provenienti da famiglie divise, entrambi cresciuti in una piccola cittadina americana, entrambi sensibili al disgusto verso la società pur avendolo espresso in maniera differente. Entrambi dipinti come eroi anti-eroi, personaggi da poster depressi, oscuri, con tutte le carte in regola per ricevere quel compatimento misto a fascino in grado di attirare milioni di persone in tutto il mondo, insomma per essere degradati a sufficienza da lasciarsi rispecchiare da altrettanti depressi ed arrabbiati col mondo. Solo che Reznor sopravvisse, a questo mondo crudele, e Cobain no. Così di certo non mancarono le accuse verso Reznor di voler spodestare Cobain dal trono (o di averlo già fatto), cosa che Reznor non gradì affatto, sentendosi parte di un contesto completamente differente. Chiudendo questa parentesi, arriviamo finalmente al punto in cui i Nine Inch Nails percorsero quello che sarebbe stato il tour chiave della loro carriera: il Self Destruct Tour. Dalla primavera alla tarda estate del 1994, i Nine Inch Nails viaggiarono attraverso il Nord America e l'Europa come headliners ed organizzandosi in grande stile, con un cast rinnovato e temprato di grandi doti: Robin Finck alla chitarra, Charlie Clouser alle tastiere, Danny Lohner al basso e Chris Vrenna alla batteria. Il 13 agosto 1994 il gruppo salì sul palco dello storico festival di Woodstock, di fianco a personaggi del calibro di Henry Rollins, Red Hot Chili Peppers, Green Day, e poi ancora Crosby, Still e Nash tanto per citarne alcuni. La performance dei Nine Inch Nails rubò violentemente la scena, a dispetto del fatto di essere in scaletta tra i primi ed avere dietro di sé i nomi più grandi. Imbrattati da capo a piedi di fango, elettrici ed incontenibili, i NIN si consacrarono al grande pubblico e si poterono definire ufficialmente "arrivati".
Consumata una breve pausa di due settimane, Reznor portò i suoi Nine Inch Nails in Nord America per in secondo atto del Self Destruct Tour. Prima di dare il via alla fase primaverile del tour, comunque, Trent Reznor dedicò parte del suo tempo e speciale attenzione ad una band da lui scoperta relativamente di recente e meglio nota come Marilyn Manson, in Florida: magnifica occasione per vivacizzare la sua nuova Nothing Records firmando un contratto con questo promettente gruppo. Dopo averne prodotto il disco di debutto, "Portrait Of An American Family" e gagliardo dell'indipendenza consentita dalla Interscope, Reznor elesse i Marilyn Manson gruppo spalla per il Self Destruct Tour, deliziati inoltre dai macabri funambolismi del Jim Rose Circus. I fans dei Nine Inch Nails si lasciarono così braccare dalle tremende e brutali esibizioni del Jim Rose Circus, trovandosi di fronte ad un nuovo genere di musica rock che non poterono classificare e limitare semplicemente ai Marilyn Manson. Le "buffonate" e bizzarrie d(e)i Manson sarebbero diventate celebri a livello planetario, superando copiosamente di fama e di fan i Nine Inch Nails, nonostante in ogni caso sia dalle fondamenta dei Nine Inch Nails che provengono i fan dei Marilyn Manson. Col passare degli anni e col consolidarsi del nome dei Nine Inch Nails come una garanzia, per Reznor si prospettarono opportunità che prima d'ora potevano solo definirsi utopiche. Prima fra tutte, la proposta di Tori Amos affinché Reznor cantasse i cori per il brano "Past The Mission" contenuto sul suo secondo album "Under The Pink". Reznor accettò ed invitò la cantautrice alla ex-tenuta della Tate per le sessioni di registrazione. Tra essi nacque rapidamente un'amicizia su cui i media non esitarono a ricamare favole su favole, e successivamente incrinata dalla presenza di Courtney Love, vedova di Cobain, vero miele per orsi quando si tratta di presunti scandali. Reznor preferisce spesso non fornire troppe giustificazioni né dettagli riguardo tali questioni private, si limita a raccontare a grandi linee che la signora Cobain si sia intromessa tra lui e la Amos spargendo del veleno nel loro rapporto di amicizia. Reznor fu inoltre invitato a dare il suo contributo per la colonna sonora del fortunato film The Crow, Il Corvo. Per essa scelse di realizzare una cover del brano "Dead Souls" dei Joy Division, ai quali è sempre stato particolarmente devoto. La connessione negativa tra i suicidi della storia del rock si perpetuò con il decesso prima del frontman dei Joy Division Ian Curtis, e successivamente con il letale incidente che colpì Brandon Lee, attore protagonista del film "Il Corvo", suo più celebre e riuscito film. Il giovane Lee ricevette infatti, durante la registrazione di una scena, un colpo d'arma da fuoco autentico e non artificiale come avrebbe dovuto essere. Questa serie di eventi appesantì (indirettamente o ingenuamente) il bagaglio emotivo di Reznor, amplificando il disagio e la depressione crescente che avrebbe avvolto il suo essere ed influenzato la sua carriera. All'inizio del 1995, i Nine Inch Nails celebrarono il terzo atto del Self Destruct Tour, raggiunti di nuovo dal Jim Rose Circus, ma stavolta furono accompagnati da un nuovo complesso che Reznor prese tra le sue grazie sotto la Nothing, i Pop Will Eat Itself, anziché dai Marilyn Manson. Questi ultimi si impegnarono, nel frattempo, in un modesto piccolo tour per conto proprio e si prepararono alla stesura di nuovo materiale. Reznor acconsentì ad un ulteriore succulento incarico quando Oliver Stone gli affidò l'assemblaggio e la cura della colonna sonora per l'imminente film "Natural Born Killers" (Assassini Nati). Reznor colse l'offerta come una benvenuta distrazione dal tour, così all'inizio del 1995 lui ed l'équipe di produzione presero armi e bagagli per dirigersi in Europa, dove avrebbero assemblato la soundtrack. L'album avrebbe vantato di una schiera di musicisti eclettici e storici, quali Leonard Cohen con le sue atmosfere meditative da giorno del giudizio universale, le riot-grrrrls L7, l'energico e ruvido rapper Dr. Dre (che ritroveremo in seguito, dato che mixò un brano contenuto sul futuro capolavoro The Fragile) con l'altrettanto spettabile collega Snoop Doggy Dogg, i Jane's Addiction, Patti Smith, e Bob Dylan fra la lunga lista, dimostrando il vasto assortimento di gusti di Reznor e la sua impavida capacità di gestirsi manipolando e combinando sonorità anche completamente diverse le une dalle altre. I Nine Inch Nails non poterono non lasciare la loro firma, sicché sulla colonna sonora compare la già edita su Pretty Hate Machine "Something I Can Never Have" ed un brano nuovo di zecca intitolato "Burn" (che Reznor farà la grazia di aggiungere alla versione deluxe di TDS uscita appena nel 2004), violenta ed infestata dalla rabbia abbastanza da calzare perfettamente per il contesto del film.
Il film Assassini Nati fu un successone per più d'una ragione, non solo per la firma di Oliver Stone alla regia, o per la seconda firma lasciata da Quentin Tarantino meritevole d'aver steso la sceneggiatura. La garanzia del nome di Reznor comunque non venne tradita, poiché il suo abile lavoro arricchì la pellicola ed attirò ulteriori consensi dalla critica per la sua versatile capacità organizzativa e compositiva. A proposito di tale esperienza, Reznor ricorda e sottolinea che avrebbe desiderato creare una vera colonna sonora, componendo brani apposta per l'occasione e non semplicemente rielaborare. Così nei riguardi di tale soundtrack sente di non aver creato fondamentalmente niente di nuovo, resta un'esperienza a sé, anche se gli sarebbe piaciuto, se si fosse barcamenato con più fiato a disposizione tra un tour e l'altro. Parole sue. La seguente tappa del tour dei Nine Inch Nails fu l'Australia, dove suonarono per una manciata di piccoli festival prima di ritornare in terra natale. A perdifiato ma instancabile, sempre nel 1995, appena messo piede in America Reznor varcò gli studios per produrre l'EP di remix di Marilyn Manson "Smells Like Children", in cui compare la celeberrima cover degli Eurythmics "Sweet Dreams (Are Made Of This)", che prepotentemente invase le playlist radiofoniche americane diventando la sua canzone più rappresentativa tutt'oggi e consacrando Marilyn Manson alle luci della ribalta una volta per tutte. Tornato a dedicarsi ai Nine Inch Nails, Reznor lavorò al materiale preesistente di The Downward Spiral, dal quale cavò prolifiche sessioni di remix che avrebbero dato vita all' halo 10, "Further Down The Spiral", pubblicato nel medesimo anno. Reznor diede ulteriore sfoggio della sua eccentrica produzione e prodezza di mixaggio manipolando tali brani fino a renderli quasi irriconoscibili. Le sessioni furono tanto feconde che all' halo 10 seguì un fratellino, l' halo 10 v2, meno conosciuto del precedente ed esibente una tracklist diversa, oltre che altri brani in aggiunta o ulteriori versioni di remix. Queste due versioni di Further Down The Spiral sono a noi note come versione import e versione export, o ancora più terra terra, come versione americana e versione europea. Anche la copertina varia leggermente l'una dall'altra: la versione "europea" è un primo piano più ravvicinato rispetto alla collega.
Tuttavia, la gallina dalle uova d'oro apparve a Reznor inaspettata ed in un momento di totale impegno in progetti paralleli da tutte le parti. Il suo nome, giunto all'orecchio di David Bowie, comparve sul biglietto d'invito per il tour del Duca Bianco affinché i Nine Inch Nails lo accompagnassero durante la fase autunnale del suo tour in Nord America. Certo, aprire i concerti per un simile personaggio non sarebbe mai rientrato nelle aspettative del gruppo, sarebbe stato impensabile rifiutare. E fu così che l'autunno del 1995 vide i Nine Inch Nails ancora una volta in tour, questa volta in supporto a David Bowie, confrontandosi con una fetta generazionale di fan nettamente differente dalle precedenti esperienze. Lo show dei Nine Inch Nails fu rinnovato di tutto punto e focalizzò un gran finale sul duetto Reznor\Bowie sulle note di Hurt, traccia di chiusura di The Downward Spiral. Tra timore reverenziale e grande stima, tra i due nacque una fresca amicizia che sarebbe perdurata nel tempo. Ancora qualche mese di tour nordamericano per proprio conto, con il gruppo spalla degli Helmet, e finalmente il 1995 con relativo tour poté definirsi concluso. Finalmente questa benedetta pausa se la presero tutti. Anche se la parola "pausa" sembra non comparire nel vocabolario personale di Reznor. Proprio per l'appunto, con il trionfo di Sweet Dreams e gli ulteriori consensi del pubblico lungo le tappe che Nine Inch Nails e Marilyn Manson percorsero insieme, il momento assolutamente propizio non poteva non essere colto al volo. Così i due frontman fecero ritorno a New Orleans, Louisiana, dove si trovavano i Nothing Studios, vecchia tenuta in disuso (si mormora ex-obitorio, tra le tante leggende metropolitane) situata accanto alla dimora della celebre scrittrice dark-gothic Anne Rice ora ristrutturata e trasformata in un imponente colosso che Reznor sfruttò sia come casa che come luogo di lavoro. I precedenti "Pig" Studios e la tenuta Tate furono infine demoliti, ma Reznor ne conservò in ricordo il frammento di porta d'ingresso, sul quale fu dipinta col sangue da Charles Manson la parola "pig".
Quasi dodici mesi furono necessari a Marilyn Manson e Trent Reznor per forgiare il team adatto a produrre il futuro album dei Manson. Nel frattempo si strinse anche il loro rapporto d'amicizia ed il supporto professionale di Reznor giovò largamente al collega. L'inverno del 1996 gettò luce sulla pubblicazione del secondo album effettivo di Marilyn Manson "Antichrist Superstar", segnando una svolta qualitativa fondamentale per il gruppo, ed inaugurando una nuova era. I servigi che Reznor rese al gruppo sono decisamente evidenti, ascoltando il disco. I due singoli che ne furono estratti, "Tourniquet" e "The Beautiful People", entrambi trascinanti e sbalorditivi nella loro semplice efficacia, vantano d'una cifra elevata di vendite e di permanenza nelle classifiche "alternative". Più tardi nello stesso anno, Reznor fu chiamato all'appello ancora una volta da un regista per sfoderare le sue arti magiche su una colonna sonora: si trattò stavolta di David Lynch, ed il film in questione è "Lost Highway" (Strade Perdute). Al consenso di Reznor seguì l'eclettica e capace di vita autonoma raccolta di musiche, che incluse il nuovo amico David Bowie, Angelo Badalamenti (già stretto collaboratore del regista per le storiche serie del telefilm di Twin Peaks), gli Smashing Pumpkins, i crucchi Rammstein ed altri ancora. Ovviamente si fecero spazio anche i Nine Inch Nails beneficiando la soundtrack di tre brani. "The Perfect Drug", la predominante delle tre, divenne perentoriamente halo (11) e tale disco fu rilasciato sul mercato in due versioni: una lunga 5 brani e più precisamente 5 remix del brano (da parte di eminenti icone dell'elettronica quali Meat Beat Manifesto, Orb, Space Time Continuum, Plug e NIN stessi) escludendo la traccia originale, ed una seconda identica ma comprendente (più logicamente) il brano originale. Questa seconda versione è praticamente irreperibile, ed apparentemente distribuita come promo per club; da noi è stata commercializzata solo la prima. Per la mitica "The Perfect Drug" Reznor contattò il fidato Mark Romanek, già alla regia del video di "Closer", e ne venne realizzato il videoclip relativo, in cui figura un Reznor gothic e maudit avvolto da atmosfere oscure tra Shining, Decadentismo e Re Artù. Oltre a "The Perfect Drug" sulla colonna sonora comparvero i brani "Videodrones; Questions" e "Driver Down", entrambe affiliate al nome di Trent Reznor singolo piuttosto che al nome dei Nine Inch Nails, perché in effetti le compose e registrò per conto proprio. Questa fu la prima volta che Reznor pubblicò del materiale sotto il suo specifico nome, nonostante sia ben noto il mantra "Nine Inch Nails is Trent Reznor". Marilyn Manson, in quel momento sulla cresta dell'onda grazie largamente alla spinta propulsiva di Reznor, deliziò la soundtrack con due canzoni: una cover della celebre "I Put A Spell On You" di Jay Hawkins ed una traccia inedita, "Apple Of Sodom". Marilyn Manson stesso ed il suo bassista Twiggy Ramirez compaiono nel film di Strade Perdute (dopo la seconda metà della pellicola) in un breve cammeo come pornoattori. In quest'occasione germoglia uno dei primi indizi per la futura incrinatura dell'amicizia tra Reznor e Manson: il secondo avrebbe invero dichiaratamente voluto produrre lui il disco, mentre da come stavano le cose Lynch sembrava essere orientato sin dall'inizio (e deciso del conservare la sua posizione) verso Reznor, cosa che Manson non parve accettare placidamente. Dopo quest'episodio i Marilyn Manson partirono per un tour mondiale in supporto al neonato Antichrist Superstar, e si sarebbero successivamente diretti a Hollywood come la frattura fra i due frontman crebbe.
Reznor perseverò con il suo regime stacanovista, ed ancora una volta finì per addentrarsi in territorio inesplorato, quando gli fu proposta la realizzazione della colonna sonora per un videogioco. Trascorse mesi in isolamento scrivendo le inquietanti musiche d'atmosfera destinate a Quake, il sequel del gioco di culto a livello planetario Doom. "Farei cose come questa principalmente per hobby; apprezzo la tecnologia, ed è piacevole lavorare al di fuori dei Nine Inch Nails una volta ogni tanto. Lavorare su Quake fu un piacere perché non volevano una normale e sciocca musica hard rock ad accompagnare il percorso del gioco," spiega Reznor, "è tutto concentrato sull'atmosfera nel particolare". Il creatore di Quake, John Carmack, fu tanto soddisfatto del lavoro di Reznor che inserì il logo dei NIN nel videogioco stesso, stampato sulle casse di munizioni, come omaggio. Nel 1997 Trent Reznor tornò al fianco di David Bowie, stavolta per remixare il singolo di Bowie "I'm Afraid Of Americans" tratto dall'album "Earthling". Per il remix, accanto a Reznor lavorarono i fidati Charlie Clouser, Keith Hillebrandt, Dave "Rave" Ogilvie e Danny Lohner, ma anche Ice Cube, che prestò la sua voce per una delle versioni di remix. Reznor compare altresì nel videoclip di "I'm Afraid Of Americans" interpretando il ruolo dell'antagonista armato di sguardo torvo e giacca militare che tampina furtivamente David Bowie attraverso le strade di una città. Conclusasi anche questa parentesi, in un attimo di tregua Reznor cominciò a macchinare la preparazione di un nuovo album per i Nine Inch Nails, il terzo effettivo. Tuttavia, questo misticismo fu presto troncato dall'appello di un musicista malfamato che ne richiedeva i servigi: trattasi di Rob Halford, primo storico cantante (o sarebbe meglio dire urlatore) dei giganti del metal anni '80 Judas Priest, che capitava in quel di New Orleans con un gruppo di amici per il Mardi Gras, un Carnevale molto più sentito e festeggiato (soprattutto a New Orleans) che va dal 6 gennaio al martedì grasso e termina 46 giorni prima di Pasqua con il Mardi Gras Day. Correva l'anno 1997. Si racconta che quando ad Halford fu indicata la porta di Reznor egli ci si piantò davanti, e ne approfittò per sporgere un suo demo a Reznor, chiedendogli di prestargli orecchio. Mesi dopo, Reznor contattò Halford offrendosi di dedicarsi sia alla produzione che alla pubblicazione del disco sotto la sua etichetta Nothing. Entusiasta, Halford racconta che quella volta che Reznor gli telefonò gli confessò che il sentire tale demo fu una piccola illuminazione, e di questo Halford fu onorato.
La nuova band di Halford prese il semplice nome di Two, ed il disco stillato dal demo fu pubblicato l'anno seguente, nel 1998, con il titolo "Voyeurs". Mentre l'album non rastrellò né molta considerazione o approvazione dalla critica né tutto quel successo commerciale, molte persone lo acclamano giusto per la presenza di Reznor, per il fatto che rappresenta un'ulteriore prova delle sue capacità anche di produttore. C'è da precisare che comunque nel processo di produzione e mixaggio, Reznor si avvalse della preziosa collaborazione di Dave Ogilvie (futuro fondatore dei Jakalope, che nel 2004 pubblicano "In Dreams", tanto per fargli un po' di pubblicità). Tra una produzione e l'altra, un bel giorno tutte queste distrazioni dai Nine Inch Nails lo convinsero a riprendere la retta via che conduceva agi Nothing Studios per concentrarsi sul suo gruppo. Effettivamente, a parte quelle due o tre canzoni che i Nine Inch Nails composero per le colonne sonore, dall'uscita di The Downward Spiral erano già quattro anni che non del nuovo materiale non vedesse la luce. Il delicato processo di applicazione di quanto aveva imparato finora richiese una progressione compositiva dai tempi piuttosto lunghi e lenti, il ché alimentava di mese in mese l'impazienza dei fan. Dalla gestazione in studio, che richiese ancora un paio d'anni, nacque uno splendido doppio album. La famelica astinenza dei fan dei Nine Inch Nails poté dirsi dunque abbondantemente appagata. |