Trent Reznor is nine inch nails

Biografia

La Storia dei Nine Inch Nails

  • Parte I
    Parte II
    Parte III
    Parte IV

  • Parte prima - La genesi dei Nine Inch Nails e gli anni di Pretty Hate Machine


    Michael Trent Reznor nacque il 17 maggio 1965 nella monotona cittadina rurale di New Castle, Pennsylvania. La sorella Tera, nata nel 1971, fu l'ultima figlia di Nancy e Mike Reznor. I genitori di Trent presto divorziarono: Tera andò a vivere con la madre e Trent fu spedito dai nonni materni nel piccolo villaggio di Mercer, Pennsylvania, coi quali sarebbe cresciuto. Secondo sua stessa descrizione, Mercer era una "piccola deliziosa cittadina del cazzo".

    Sotto ogni aspetto, Reznor fu il tipico giovanotto americano cresciuto alla comune maniera americana, facendo parte dei Boy Scouts, costruendo modellini e facendo skateboard. I suoi nonni più tardi lo avrebbero inoltre avviato al tipico incubo dell'infanzia delle lezioni di piano. L'insegnante di piano di Trent, Rita Beglin, ha presumibilmente paragonato il suo stile pianistico come fosse un Harry Connick Jr., ma questo fatto è difficile da appurare (attraverso la rete). Degli ultimi anni di scuola superiore, di Trent si parla come di un bravo ragazzo, affabile e popolare. Fece parte della banda musicale e del gruppo jazz della scuola, in cui suonò sia il sax tenore che la tastiera, e ricevette pure un premio di recitazione come Miglior Attore da parte dei suoi compagni di palco e di classe. In verità, per Reznor non si prospettava tutta la popolarità che lo avrebbe investito invece più avanti, e contro cui si sarebbe accanito con tanta forza.

    Dopo il diploma si trasferì a Meadville, Pennsylvania, dove frequentò l'Allegheny College e si specializzò in ingegneria informatica. Dopo un anno trascorso senza che il suo lavoro rendesse, Reznor maturò il pensiero che programmare computer per il resto dei suoi giorni non era per così dire la sua vocazione. Così, si lasciò ammaliare dal fascino del sogno americano e si trasferì a Cleveland, Ohio, per intraprendere la carriera da rockstar.

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    Nella prima metà degli anni '80 Reznor bazzicò in gruppi quali Flock Of Seagulls, The Exotic Birds (dove avrebbe incontrato il suo futuro batterista Chris Vrenna, e col quale sarebbe rimasto fino al 1997) e 1000 Homo DJs (che svezzarono Al Jourgensen per la futura fama coi Ministry). Ma questi gruppi risultarono essere più una delusione che una soddisfazione per Reznor, il suo ancora ignoto potenziale creativo non riusciva a realizzarsi e v'era sempre meno partecipe. In questo turbolento periodo, il giovane Reznor trovò lavoro come programmatore di sintetizzatori e MIDI in un piccolo studio di Cleveland, e fu qui che i Nine Inch Nails cominciarono a prendere forma: gli fu data l'opportunità dal proprietario di stare nello studio per conto suo anche di notte, dopo un'intensa giornata lavorativa, e da autodidatta imparò a gestire le complicate applicazioni MIDI che gli avrebbero consentito di campionare, mixare e sperimentare nuove svariate sonorità. Libero da ogni limitazione di ruolo in una normale band, Reznor prese in mano la situazione e s'immerse a capofitto nel suo lavoro, preferendo l'isolamento. Ma era libero soprattutto di esprimere le sue sensazioni attraverso un formato elettronico che al tempo stesso placava e grattava, morbido e puro, quieto e rauco. Essendo al tempo un musicista principiante, l'approccio di Reznor verso la sua musica risultava tale da fungere da punto di vista dell'ascoltatore: tramite essa il pubblico si confrontava con le sue stesse emozioni e dolori più profondi, in un modo completamente unico ed insolito. Il risultato concreto fu una prima collezione di brani grezzi, turbolenti e brutalmente onesti.

    Sull'origine del nome Nine Inch Nails si è largamente speculato durante il corso del tempo. Taluni lo attribuiscono alla lunghezza dei chiodi impiegati per le bare (quindi chiodi da nove pollici), altri alla lunghezza dei chiodi per mezzo dei quali Gesù venne crocifisso (anche se sarebbe stato poco furbo confessare ciò, data la veemente percentuale di puristi cattolici americani con il tic della querela), altri ancora lo associano all'immagine graffiante e letale del sound (unghie lunghe nove pollici dovrebbero fare invidia a molti felini), ma i più fantasiosi in assoluto sostengono che sia riferito alla lunghezza del fallo di Reznor. Pare comunque che, deludendo le aspettative, tale nome non celi un significato profondo. Dopo aver passato in rassegna una valanga di nomignoli per diverse settimane, Reznor notò che Nine Inch Nails era rimasto a ronzargli nella testa; e lo entusiasmava ancor di più il fatto che risultasse efficace come impatto estetico grafico (il logo ne ha fatto ed è tuttora uno degli acronimi più di successo nella storia della musica), che fosse facile da abbreviare, ed "è un nome più figo di Trent Reznor", a detta sua. "E' una tortura cercare di trovare un nome per un gruppo", aggiunge.

    Il passo successivo era ora di distribuire il suo demo a qualche piccola etichetta indipendente. La decade degli anni '80 stava concludendosi, e l'industria musicale andava maturando una sottile svolta nel processo di tendenza, la musica elettronica stava prendendo piede a livello globale. Nell'estate del 1988 Reznor azzardò la spedizione di una decina di copie del suo demo, lungo ben tre tracce, a piccole label indipendenti cercando l'affare di un singolo che lo lanciasse e gli avrebbe consentito di affinare la sua arte attraverso una strumentazione superiore. Non si rendeva ancora completamente conto di cosa rappresentassero effettivamente i Nine Inch Nails, né di quale direzione stesse imboccando il progetto; era d'altro canto riluttante al pensiero di un vincolo con un'etichetta che avrebbe voluto spianare e minimizzare il suo sound riducendolo ad una lustra e più succulenta sorta di pop.

    Ma fu così che non senza stupore e con una vena di trepidazione Reznor si vide piovere offerte da praticamente ogni etichetta verso la quale s'era mosso in precedenza, e cominciò finalmente a prendere coscienza del potenziale di cosa stesse stringendo fra le mani.

    Trent Reznor firmò il primo contratto con la TVT Records, una casa discografica nota comunemente più per le produzioni di jingle televisivi piuttosto che per la promozione di musica d'avanguardia pseudo-industrial. Ciò nonostante Reznor non rifiutò l'affare, ed iniziò a lavorare con un certo numero di produttori che avrebbero lasciato la propria firma sull'album di debutto dei Nine Inch Nails. Fra di essi spicca l'autorevole Adrian Sherwood, che si occupò del mixaggio del singolo apripista "Down In It" per l'imminente Pretty Hate Machine.

    Sherwood e Reznor comunicarono unicamente per telefono e Sherwood per giunta mixò la traccia a Londra, così i due non si incontrarono effettivamente di persona. Fu questo mix a venire scelto per comparire su Pretty Hate Machine, nonostante le proteste di Reznor perché la sua versione originale veniva di conseguenza scartata. Nonostante Reznor non disdegnasse affatto il lavoro di mixaggio di Sherwood, il brano risultava radicalmente differente dall'originale, e malgrado le ferme contestazioni che Reznor mosse alla TVT, la label si mostrò inflessibile. Questo fatto rappresenta con tutta probabilità il primo segno premonitore dei tempi aspri che sarebbero intercorsi tra la TVT ed i Nine Inch Nails.

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    Trent Reznor lavorò inoltre con il mostro sacro Flood (fidato produttore di pezzi da novanta quali Nick Cave, Smashing Pumpkins, Depeche Mode ed U2 fra i molti), il quale originariamente avrebbe voluto produrre Pretty Hate Machine nella sua interezza, ma poi a causa di ordini superiori e questioni contrattuali tale programma restò utopico. "Mi piace Flood perché è l'esatto opposto di Sherwood, è davvero trasparente, non diresti mai "Hey, questo pezzo mi sa di Flood" ", racconta Reznor sul suo conto. Comunque, malgrado qualche controversia Flood riuscì a dare il suo modesto contributo. Tra i diversi altri produttori del disco si annoverano ancora John Fryer (abile programmatore e musicista, noto per la presenza al fianco di This Mortal Coil, Love & Rockets, Cocteau Twins) e Keith LeBlanc (Tackhead, Hector Zazou, batterista dei Mafia), tutti nomi che gravitano l'uno verso l'altro in più di un'occasione

    Superati questi piccoli traguardi, per i Nine Inch Nails giunse l'ora di prepararsi il terreno per l'impatto con il pubblico dal vivo. L'ostacolo primario che incontrò Reznor, dato che compose e registrò Pretty Hate Machine interamente da solo (giustificando al proverbiale affermazione "Nine Inch Nails is Trent Reznor" scritta nel booklet di Pretty Hate Machine), era costituito dal riunire il gruppo di musicisti che lo avrebbero accompagnato sul palco. Gli eletti assemblarono il gruppo ed aprirono qualche concerto per i leggendari Skinny Puppy (di cui Reznor è tra l'altro affezionato fan), ma Reznor non ne fu soddisfatto, motivando la sua titubanza con il fatto che questa live band non sprigionava l'energia che si aspettava, e così dopo un breve tour provvide subito a raccogliere una nuova ciurma attorno a sé. Le referenze richieste prevedevano musicisti giovani e malleabili quanto basta da saper porre la propria espressività artistica in secondo piano per adeguarsi alle esigenze del boss Reznor. I Nine Inch Nails risultarono formati da Chris Vrenna (futuro genitore dei Tweaker) alla batteria, Richard Patrick (anch'egli dipartito poi per andare a plasmare i Filter, e fratello dell'attore Robert Patrick alias T-1000 in Terminator 2 e Agente Doggett nelle ultime serie di X-Files) alla chitarra e David Haymes alla tastiera.

    Nella primavera del 1989, anno successivo alla pubblicazione di Pretty Hate Machine, i Nine Inch Nails intrapresero il tour relativo alla promozione del disco, aprendo date prima per i Jesus And Mary Chain e subito dopo per Peter Murphy . Mentre i NIN vennero moderatamente ben accolti dai fan dei Jesus & Mary Chain, non si può dire lo stesso per l'impatto coi fan di Peter Murphy. Suonando in piccoli teatri ed auditorium dei college, l'aggressività ed il furore del gruppo malcapitava per i canoni dei giovincelli tutti Bauhaus e steroidi che foggiavano la maggior parte del pubblico; finché, durante una performance ad Atlanta, Georgia, Reznor bersagliò i presenti di pizza fredda prima ancora di lasciar esprimere una parvenza di giudizio sull'indice di gradimento. Il pubblico della Georgia si lasciò finalmente conquistare solo dopo cannoneggiamenti di polveri tipo fecola di mais, chitarre disintegrate, pezzi di batteria e burrascose baldorie offstage. "Quando arrivano a sentirsi abusati, la musica non conta più ed è fatta. Abbiamo battuto Peter Murphy sul suo campo", ricorda Reznor di quello show.

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    Di lì a poco fu realizzato il primo videoclip per il singolo di Down In It, prodotto dal H-Gun, laboratorio di Chicago promotore dei progetti gravitanti attorno ad Al Jourgensen quali Ministry e Revolting Cocks. Sulle prime il videoclip non superò gli standard di MTV e dovette subire alcune modifiche: nelle sequenze finali si vede infatti Trent Reznor che giace al suolo, ricoperto dalle affezionate poltiglie farinacee ed apparentemente privo di vita. Non si vede come Reznor "muoia", né vengono proposti raccapriccianti dettagli a confermare che sia trapassato, ma restavano comunque immagini troppo forti per MTV. "Implica il suicidio, roba da non far vedere su MTV.in compenso MTV ci mostra il culo nudo di Cher", commenta Reznor sui tagli di pellicola.

    Con il dirompente successo di Pretty Hate Machine, supportato dal (seppur modificato) videoclip in rotazione su MTV, i NIN andavano gradualmente conquistando vigore e notorietà, e venne girato un secondo videoclip per il consecutivo singolo "Head Like a Hole" riscotendo esito positivo. Tale successo non incontrò ostacolo nella sua avanzata ed, anzi, venne amplificato dall'occasione che si prospettò quando Perry Farrell (leader dei Jane's Addiction) aggiunse alla scaletta dei gruppi previsti per il festival estivo del Lollapalooza (suo reale colpo di genio) il nome dei NIN. Il Lollapalooza proponeva artisti eclettici e di varia estrazione musicale, carta vincente questa per favorire ulteriori spunti per un dibattito politico efficace. Senza troppi stenti i NIN (ora impreziositi della presenza di James Woolley alla tastiera) divennero il pezzo forte della parata di sette artisti che articolava il festival, esibendosi di norma prima dei Living Colour e dopo Ice-T. L'evolversi nell'asso nella manica del tour implicò una fortificazione delle basi e garanzie del gruppo non indifferente. I fans che non avevano mai sentito menzionare i NIN prima d'allora furono rapiti dallo show di distruzione che investiva chitarre, tastiere e talvolta gli stessi membri del gruppo. Piuttosto che incassare gli assegni guadagnati dai concerti, i NIN preferirono mettersi da parte una Cadillac ed investire il resto in dieci chitarre per esibizione. Proprio così: dieci chitarre per volta destinate esclusivamente allo sfascio. E la band, massimamente Trent Reznor, faceva del suo meglio per evitare che qualche strumento rimanesse intatto o vagamente identificabile come tale, scagliato sul palco e fuori ma anche su un membro a caso della stessa band. Tale destino subì James Woolley quando, durante una performance a San Francisco, California, un frantume di tastiera sbriciolata da Reznor gli volò alla nuca, ferendolo e provocando una buona emorragia. Non accorgendosene, Reznor continuò il suo show fino all'arrivo dei medici. In incidente analogo incorse anche il chitarrista Richard Patrick a Boston, Massachussets: Reznor lo travolse fra varie attrezzature e lo lasciò a contorcersi agonizzante, dopo aver meticolosamente e giustamente abbattuto amplificatori, cavi e monitor con acqua. Il pubblico del Lollapalooza non aveva idea reale di ciò cui stesse testimoniando, ma ne fu dannatamente esaltato.

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    Le buffonerie (se così possono definirsi) di Reznor & soci attirarono l'attenzione della mega rockstar Axl Rose, frontman dei Guns N' Roses. Rose invitò i NIN ad aprire i loro concerti sul versante europeo del loro tour, di cui faceva breccia la data allo storico Wembley Stadium inglese. I NIN non rifiutarono di certo, malgrado se ne sarebbero un po' pentiti. Reznor prese di petto la prima performance, ma alla seconda si ritrovò con la coda fra le gambe, a detta sua: giovanotti coi capelli brillantatati e metallari con la tipica espressione da triglia non parvero digerire i synth e tutta l'impronta elettronica del loro sound, facendo sfociare questa insofferenza in lanci di bottigliette di whiskey scandente e birra sul palco. "E' una di quelle cose che quando ci pensi può apparire divertente, ma poi quando sei lì sul palco lo diventa un po' meno", narra Reznor. Inutile immaginare che i NIN rifiutarono di accompagnare i Guns per le tappe conclusive del tour, in America.

    Dopo quasi tre anni di tournée, finalmente per i NIN giunse l'ora di una pausa. Reznor ambì ad una collaborazione esclusivamente tra lui e Flood per realizzare un disco, ma non gli ci volle molto a rinunciare, perché i vincoli posti tra i NIN e la TVT Records di Steve Gottlieb disegnavano un amaro vicolo cieco. I susseguenti anni avrebbero visto Reznor impegnato in un'amara battaglia legale con la label, bandiera dell'assoluta antitesi della libertà artistica, e contemporaneamente intento a fantasticare segretamente su nuova e più furiosa e controversa musica. I Nine Inch Nails nacquero e furono sguinzagliati in un mondo insospettabilmente impantanato nella mediocrità musicale, ed il loro futuro si sarebbe prospettato quantomeno precario.